| Secondo Robert Graves ( I miti greci) Neottolemo portò con se Enea, come schiavo, dopo la presa di Troia. Le altre versioni vengono bollate, dall’autore, come favole. Non prende assolutamente in considerazione la versione italica che vede Enea, dopo molte peregrinazioni, giungere, infine, nel Lazio dove fondò la città di Lavinia. Caduto, poi, in battaglia ascese in cielo. Diodoro Siculo conferma la venuta di Enea in Italia che, passando per Erice, lasciò molte offerte nel tempio di Afrodite Ericina. Pausania, vissuto dal 110 al 180 dC, nel suo Periegesi della Grecia raccolse notizie storiche, intorno ad un itinerario geografico, verificando di persona: l’esperienza diretta prima di tutto. Questo ci ha testimoniato : Quando fu distrutta Ilio , altri troiani e (oltre) quelli che si erano salvati con Enea , fuggirono via. Una parte di loro spinta ( a caso ) dai venti verso la Sardegna si unirono ai greci che già ci abitavano Egli [ il soggetto sembrerebbe Enea ] impedì che gli stranieri (che già erano in Sardegna) portassero guerra ai Greci e ai Troiani ; infatti in tutti i mezzi di guerra ( armamenti ) erano pari e il fiume Tyrso, scorrendo nella parte centrale della regione con diritto perfettamente uguale per loro , offre ad entrambi motivo di temere gli attraversamenti. C’è qualche problema con la resa in italiano del testo di Pausania ma una cosa è chiara: un gruppo di Troiani è finito in Sardegna. Vengono ricordati da MOLTE fonti come Iliensi. Non sono fantasie. Hanno la stessa designazione che si ritrova con il popolo che viveva sotto le mura di Ilio: Iliensi. Storicamente sono presenti. Sono tutti bravissimi a scrivere libri sugli Shardana sardi. Sui Tirseni sardi e sui vari legami con gli Etruschi e i Lidi …idem; ma sul secondo gruppo di Troiani presenti sulle nostre terre c’è silenzio. Si parla, solo, del gruppo che si mischiò agli aborigeni laziali e diede vita al popolo dei Latini. Roma deteneva l’egemonia sui Latini (ex Troiani) nel Lazio; sulla Sardegna aveva l’egemonia Cartagine. Qualche vetusto trattato ci doveva essere. Con l’incendio di Roma del 389 tutti i documenti scritti andarono persi. Se si rilegge il testo del trattato del 348 (primo di Polibio) tenendo presenti i due gruppi di Latini ( ex troiani) credo che lo si capirebbe meglio. Roma rivendicò, poi, anche l’egemonia anche sulla Sardegna. Come poteva Roma rivendicare la stessa egemonia che aveva, già, sui Latini laziali ? Siamo dopo la Prima Guerra Punica che terminò nel 241; le due potenze avevano stipulato un trattato che parlava di tutto ma non c’era nessun accenno alla Sardegna. Scoppiò, poi, la rivolta dei mercenari che avevano combattuto per Cartagine: volevano i soldini promessi. Tra una carneficina e l’altra si arrivò alla fine nel 238. I mercenari, in Sardegna, si erano divertiti a torturare e crocifiggere i Cartaginesi. Polibio termina il suo racconto ricordandoci che i mercenari invitarono i Romani in Sardegna. Arrivò il primo Tiberio Sempronio Gracco che si fece un bel giretto in santa pace. Cartagine era furente; quella era una violazione agli accordi. Roma aumentò la tassa a Cartagine e rivendicò anche l’egemonia sulla Sardegna. E salta fuori il trattato tra gli Iliensi e i Romani del 237. Non tutti i Sardi erano favorevoli ai Romani. Neanche i Corsi; i Fasti Trionfali lo testimoniano. Poi scende il silenzio sulle vicende sarde. Bisogna aspettare Annibale e Canne e… Ampsicora. Anche gli Iliensi si ribellarono nel 178. Ritornò il secondo Tiberio Sempronio Gracco.
Credo che il trattato con gli Iliensi fu revocato. Qualche furbo deve averlo riproposto all'imperatore Claudio; come ci ha ricordato Svetonio.
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