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sul Libro di Antonio Crasto
view post Posted on 24/11/2008, 13:55Quote

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Status: Offline: ultima azione eseguita il 23/12/2009, 13:22


Cerchiamo di semplificare il discorso sulla datazione della storia egiziana per i visitatori del Forum.

Diciamo che i nostri Studiosi disponevano già di una storia ricordata da Erodoto che fece un viaggio in Egitto verso il 445 e che, per svariati motivi, sembra inventata di sana pianta: ( per me Erodoto fu visto come un “invasore persiano” e ….ebbe le risposte che si meritava un invasore curioso!)
Poi c’era a disposizione la storia scritta, in greco, da Manetone, sacerdote e scriba reale sotto il regno di Tolomeo Filadelfo (280 circa ). La sua Aegypiaca è andata persa ma ce ne sono pervenuti diversi spezzoni di terza e quarta mano. La lista di Manetone riporta una lunga lista di re divisi in 30 dinastie con qualche scarna notizia. Gli studiosi possedevano, inoltre, vari pezzi di storia egizia stralciata dalla storia di altri popoli.
Il grosso problema era che nessuno sapeva più leggere i geroglifici fino all’epoca di Napoleone . Poi ci fu la spedizione in Egitto e…la Stele di Rosetta.

Champollion, il “genio” che aveva tradotto quegli stranissimi simboli, riuscì a precipitarsi in Egitto aggregandosi alla spedizione patrocinata dal granduca Leopoldo II di Toscana. La spedizione era guidata dal giovane Ippolito Rosellini; discepolo e amico di Champillion. Luglio 1828 – dicembre 1829. Tutto il materiale fu diviso tra il Museo di Firenze e il Louvre.
Carlo Felice di Sardegna aveva acquistato nel 1824 la collezione di Bernardino Drovetti, piemontese, console di Francia al Cairo dal 1803 al 1830. Questo materiale costituì il primo nucleo del Museo Egizio di Torino.
Quando la collezione di Drovetti finì a Torino in questa città si precipitò Champollion per visionare i papiri, alcuni a brandelli, e tra i vari frammenti di un papiro trovò una lista di re. Era la conferma che Manetone aveva attinto da una lista ineccepibile e il pariro si chiamò .- Il Papiro dei Re-.
A conti fatti Champollion partì da Menes nel 5.867 aC…. : era nata la lista lunga.

Da ogni parte del globo furono organizzate spedizioni in Egitto. In pochi decenni fu messo a disposizione degli studiosi molto materiale; ma era sufficiente a scrivere la storia di quel lontano popolo? L’Egitto è tanto vasto. Bene, o male, il tutto passò nelle mani degli specialisti. Era nata l’Egittologia. Occorreva, solo, molta pazienza per ordinare tutto il materiale cronologicamente.

E incrocia una battaglia, e incrocia un matrimonio o un episodio qualsiasi ci si rese conto che in Egitto, in alcuni periodi, avevano regnato contemporaneamente diverse dinastie. Quelle di Manetone non erano dinastie che si susseguirono l’una dopo l’altra. Piano piano fu messa a punto la lista corta. Menes fu portato al 3.200 aC.

A questo punto entra in gioco il libro di Antonio Crasto . Manetone aveva ragione!

Tabelle e grafici vanno analizzati con lo stesso scrupolo con il quale sono stati elaborati.
Si menzionano i censimenti del bestiame.
Con l’analisi del C 14 c’è poco da discutere.
Ben venga l’Archeoastronomia ; nuova materia.
Sullo zodiaco di Denderah ci sarebbe da discutere in quanto viene segnalata la sostituzione dell’originale, che sarebbe al Louvre, con una copia malfatta. (Qualche rivista ne ha parlato.)
Con la sindrome di Marfam sono stati sistemati i culturi delle “teste extraterrestri”.(Bravo e grazie!)
Alla fine uno si aspetta il colpo di grazia per gli Accademici. Ed esce fuori ATLANTIDE.
Perché ?
Immagino la faccia dei nostri Egittologi.
Credo che con Atlantide abbiano rimediato brutte figure un po’ troppi studiosi.
Noi, come lettori e curiosi delle cose del passato, aspetteremo per sapere cosa ne pensa il Mondo Accademico. Auguri Antonio. Noi tifiamo per Te.
Credo, però, che sarà dura.

dopo il 27... facci sapere come è andata a Torino.

Edited by diSognatore - 24/11/2008, 18:14
 
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Grazie diSognatore,
per la bella presentazione.
In effetti il libro è centrato sulla revisione della cronologia egizia. Il tutto nasce da una considerazione importante. Non condividevo e non condivido l’ipotesi della quasi totalità degli Egittologi che volevano i due calendari egizi, quello civile e quello religioso, inaugurati contemporaneamente.
Il primo, di dodici mesi di trenta giorni più cinque giorni aggiuntivi, è meno preciso del calendario legato alla ciclicità della levata eliaca della stella Sopedet / Sirio di 365,25 giorno (mediamente uguale al calendario bisestile giuliano).
Questa ipotesi degli Egittologi ha portato a considerare l’inizio dell’età faraonica in corrispondenza dell’inizio di un Anno siriaco di 1460 anni. Sapendo che la coincidenza dei due capodanni si verificò nel 139 d.C., gli Egittologi si sono orientati verso una data intorno al 4200 a.C.
Per vari motivi alcuni Egittologi proposero nel secolo scorso un taglio di circa mille anni portando l’inizio dell’età faraonica intorno al 3200-3100 a.C.
Ho cercato di vedere se era possibile risolvere il problema da un punto di vista matematico e verificare se poteva essere che il calendario civile, meno preciso, fosse stato inaugurato molto prima dell’altro. La matematica mi ha dato ragione dimostrandomi che potevano esistere delle soluzioni.
Una di queste è particolarmente intrigante, in quanto considera l’inizio del calendario religioso proprio nell’anno d’inizio della progressione degli anni degli Ebrei.
Questo fatto trova un’unica soluzione logica. Mosè conosceva l’importante data del calendario egizio e dopo l’Esodo l’ha trasformata in inizio dell’Era d’Israele.

Per quanto riguarda l’impatto col mondo accademico, ritengo sia ancora presto. Siamo ancora nella fase della non considerazione e forse in una fase di studio delle mie teorie. Ritengo che a Torino troverò solamente degli appassionati e degli studiosi e spero vivamente che essi si entusiasmino alle mie scoperte e alle mie ipotesi. Per ovvi motivi, non potrò entrare nel merito delle varie problematiche, per cui ho concentrato la presentazione su un aspetto altamente spettacolare, il simbolismo astronomico dei condotti stellari della piramide di Cheope. Durante le altre presentazioni ho avuto modo di stupire esperti di astronomia, i quali non avevano visto il cielo di 4000 anni fa rendere omaggio all’anima del grande faraone.

A presto Antonio

 
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view post Posted on 27/11/2008, 18:26Quote

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credo che a questo punto bisogna spendere due parole su Censorino.
Per inquadrare bene il discorso delle cronologie. (tratto da Internet )
........
Dopo aver parlato dell'anno e del Grande Anno, ecco che ora Censorino ci da una serie di informazioni sulle età passate... prendendo come guida uno storico enciclopedico latino, Marco Terenzio Varrone (Rieti 116-27 a.C.) autore, tra l'altro dei "Logistorici" e delle "Antichità", opere di storia memorabili e di cui resta poco o niente! Censorino però ci permette di conoscere alcune informazioni tratte da Varrone. Devo però mettere i lettori sull'avviso, Censorino l'ho letto in francese e, quando poco chiaro, ho consultato la versione in latino. Data la mia conoscenza del Francese e del Latino, potrebbero esservi degli errori! Se volete, potete leggere voi stessi i testi su http://penelope.uchicago.edu/Thayer/E/home.html.

Detto ciò, vediamo cosa ci dice il nostro Censorino...
"Io vado ora a parlare di quel periodo di tempo che Varrone chiama "storico". Questo autore, in effetti, divise il tempo in tre periodi: il primo periodo che va dall'origine degli uomini al primo diluvio Varrone lo chiama "incerto", a causa delle tenebre che lo ricoprono. Il secondo periodo va dal primo diluvio fino alla prima olimpiade e siccome si raccontano tante storie fantastiche, Varrone lo chiama "mitico"; il terzo periodo va dalla prima olimpiade a oggi e Varrone lo chiama "storico" perché i fatti principali accaduti ci sono riportati da storici veri."
Ecco dunque che uno storico, nella sua suddivisione delle ere, utilizza come confine un Diluvio... ma quale? E quando si sarebbe verificato?
"Sul primo periodo, se abbia avuto o meno un inizio, non si potrà mai dire di quanti anni fu. Non sappiamo con precisione di quanti anni sia stato il secondo periodo ma si pensa a circa 1.600 anni. Dal primo diluvio, in effetti, chiamato diluvio d 'Ogigia, fino al regno di Inaco, si contano circa 400 anni, da li all'eccidio di Troia se ne contano circa 800, poco più di 400 poi da li alla prima olimpiade. E siccome questi ultimi, nonostante appartengano alla fine dell'epoca mitologica, si avvicinano più degli altri all'epoca degli scrivani, qualcuno ha cercato di meglio precisare il numero degli anni. Così Sosibius ha fissato il numero degli anni a 395; Eratostene a 407, Timeo a 417, Aretes a 514. Altre cifre ancora sono state indicate da altri autori ma il loro stesso disaccordo è testimone dell'incertezza del numero degli anni trascorsi."
Dunque sappiamo che si parla del Diluvio di Ogigia... e che si verificò circa 1600 anni prima della prima olimpiade... secondo il nostro calendario la prima olimpiade fu celebrata verso il 776 a.C. , il diluvio di Ogigia si sarebbe dunque verificato nel 2376 a.C., anno più, anno meno!
E sempre secondo la cronologia indicata, nell'anno 1176 a.C. circa si ebbe la fine di Troia. Nel 1976 a.C. si ebbe invece il regno di Inaco, chiunque esso sia!
Diluvio di Ogigia... occorre tornare indietro al periodo delle scuole per cercare nella memoria e poi nel libro, l'Odissea, qualche notizia su Ogigia... sappiamo infatti che al tempo della guerra di Troia, quindi intorno al 1176 a.C secondo la cronologia di Censorino/Varrone, Ogigia esisteva ma era pressoché disabitata, e questo ce lo conferma Omero quando ci dice che...
[Odissea, Libro I, 80-87]
"O nostro padre Cronide, sovrano tra i potenti, se questo é caro ai numi beati, che alla sua casa torni l'accorto Odisseo, allora, Ermete messaggero, argheifonte mandiamo all'isola Ogigia, che subito alla dea trecce belle dica decreto immutabile, il ritorno del forte Odisseo, perché possa tornare."
E' chiaro che Odisseo si trovava ad Ogigia... ma di quale terra si tratta? Per scoprirlo, o almeno per avere delle informazioni utili, occorre spostarci più avanti...
[Odissea, Libro V, 13-17]
"Là nell'isola giace, dure pene soffrendo, nella dimora della ninfa Calipso, che a forza lo tiene. E non può ritornare alla terra paterna, perché non ha navi armate di remi, non ha compagni che lo trasportino sul dorso ampio del mare."
E' Atena che parla agli dei, ricordando loro le pene di Odisseo. E' Atena che parla di isola, dimora della ninfa Calipso, ed è là che è diretto dunque Ermete messaggero... Ed è dunque nell'isola Ogigia che ci spostiamo ora, sempre nell'Odissea... é Zeus ora che parla...
[Odissea, Libro V, 29-35]
"Ermete, tu sempre sei il messaggero; alla ninfa bei riccioli porta decreto immutabile, il ritorno del costante Odisseo; che ritorni senza accompagno né di numi né d'uomini, ma sopra una zattera di molti legami, soffrendo dolori, arrivi al ventesimo giorno alla Scherìa fertili zolle, dei Feaci alla terra, che sono parenti agli dei."
Dunque il viaggio di Odisseo dovrà riprendere dietro ordine di Zeus e Odisseo partirà da Ogigia, l'isola, come abbiamo detto poco sopra, e a bordo di una zattera si dirigerà verso Scherìa... fertili zolle, terra dei Feaci parenti degli dei, terra che raggiungerà dopo venti giorni di navigazione... Ma oggi a noi interessa qualcosa di più su Ogigia, non Scherìa... che vedremo in altra occasione! Vediamo se troviamo qualcosa che possa aiutarci a capire quale sia la famosa e introvabile isola di Ogigia... E allora seguiamo Ermete, il messaggero degli dei, nel suo viaggio verso l'isola, attraverso il mare, fino alla grande spelonca in cui la ninfa abitava...
[Odissea, Libro V, 59-74]
"Gran fuoco nel focolare bruciava e lontano un odore di cedro e di fissile tuia odorava per l'isola, ardenti [..] Un bosco intorno alla grotta cresceva, lussureggiante: ontano, pioppo e cipresso odoroso. Qui uccelli dall'ampie ali facevano il nido, ghiandaie, sparvieri, cornacchie che gracchiano a lingua distesa, le cornacchie marine, cui piace la vita del mare. Si distendeva intorno alla grotta profonda una vite domestica, florida, feconda di grappoli. Quattro polle sgorgavano in fila, di limpida acqua, una vicina all'altra, ma in parti opposte volgendosi. Intorno molli prati di viola e di sedano erano in fiore..."
E così sappiamo che l'isola Ogigia aveva una grande grotta, vi cresceva la vite domestica, era ricca di uccelli e il clima era tale da permettere la crescita delle viole e del sedano. E niente altro? vediamo se Ermete ci aiuta...
[Odissea, Libro V, 99-101]
"Zeus m'ha costretto a venir quaggiù, contro voglia; e chi volentieri traverserebbe tant'acqua marina, infinita? non è neppure vicina qualche città di mortali..."
Dunque Ogigia è un'isola priva di città di mortali, posta in mezzo al mare infinito, ma qualcuno comunque vi abitava o vi aveva abitato in passato...
Ermete va via... ora chi potremo seguire alla ricerca di informazioni? Seguiamo Calipso, mentre guida Odisseo nella preparazione della zattera per il ritorno...
[Odissea, Libro V, 234-240]
"Per Odisseo magnanimo, poi, preparò la partenza. Gli diede una gran scure, ben maneggevole, di bronzo, a due tagli: e un manico c'era molto bello, d'ulivo, solidamente incastrato. Gli diede anche un'ascia lucida e gli insegnava la via verso l'estremo dell'isola, dov'erano gli alberi alti, ontano e pioppo e pino, che al cielo si leva, secchi da tempo, ben stagionati, da galleggiare benissimo."
Ecco altre preziose informazioni, c'era il bronzo, che veniva usato per fabbricare asce, c'era l'ulivo, e tra gli alberi vi era anche il pino, oltre al pioppo e all'ontano... Poi Calipso, terminata la zattera e munitala di vele, da ad Odisseo le informazioni per il viaggio di ritorno...
[Odissea, Libro V, 270-290]
Così col timone drizzava il cammino sapientemente, seduto: mai sonno sugli occhi cadeva, fissi alle Pleiadi, fissi a Boòte che tardi tramonta, e all'Orsa, che chiamano pure col nome di Carro, e sempre si gira e Orione guarda paurosa, e sola non ha parte ai lavacri d'Oceano; quella infatti gli aveva ordinato Calipso, la dea luminosa, di tenere a sinistra nel traversare il mare. Per diciassette giorni navigò traversando l'abisso, al diciottesimo apparvero i monti ombrosi della terra feacia: era già vicinissima, sembrava come uno scudo, là nel mare nebbioso."
Ecco le ultime informazioni... per andar alla terra dei feaci, Odisseo avrebbe dovuto navigare per circa 17 giorni tenendo gli occhi fissi alle Pleiadi e tenere Orione sulla sinistra durante la traversata... Dove si trova la terra dei feaci? Dove si trova Ogigia? Le domande aumentano... o Omero ha inventato tutto?
Ma ora finalmente Odisseo approda tra i Feaci e noi riprendiamo la strada indicataci dalla nostra guida, Censorino... con nella mente, però, un po più di notizie su Ogigia, quella del Diluvio...
"In merito al terzo periodo, tra gli autori esiste una divergenza di 6 o 7 anni sulla sua estensione, ma questa incertezza è stata pienamente dissipata da Varrone, che, dotato della più rara sagacia, pervenne, risalendo i tempi di alcune città, basandosi sulle eclissi e calcolandone gli intervalli, a far riemergere la verità e ad illuminare questo punto con tale luce che oggi è possibile precisare non solo il numero di anni ma addirittura il numero dei giorni di quest'epoca! Se non erro, seguendo questi calcoli, l'anno in cui ci troviamo e del quale il consolato di Ulpius e Ponziano é indice e titolo, a partire dalla prima olimpiade fino ai giorni estivi in cui si celebrano i giochi olimpici sono passati 1014 anni. se invece si inizia a contare dalla fondazione di Roma, ci troviamo nell'anno 991 a partire dalla festa "des Parilies", festa usata per il conteggio degli anni della città. Se invece si inizia a contare secondo l'anno Giuliano, ci troviamo nell'anno 283, a partire dalle calende di gennaio, periodo in cui Giulio Cesare ha voluto che cominciasse l'anno da lui stabilito. Se invece si conta a partire dall'anno detto degli Imperatori, siamo nell'anno 265, a partire sempre dalle calende di gennaio, nonostante solo il 16 delle calende di febbraio sotto la proposta di L. Munatus Plancus, il senato e il resto dei cittadini diedero il nome di "Imperatore Augusto" a Cesare Ottaviano, figlio del divino Cesare, allora console per la settima volta assieme a Vipsanius Agrippa che lo era per la terza volta. In merito agli egizi, siccome essi si trovavano, a quell'epoca, già da due anni sotto il dominio del popolo romano, il presente anno è per loro il 267 degli Imperatori."
Dunque, così apprendiamo che l'opera fu scritta nell'anno 238 d.C.... e che siamo in grado di fare questi conto lo dobbiamo, ancora una volta, a Varrone!
"Anche la storia d'Egitto, come la nostra, ha dato luogo a differenti ere: così distinguiamo l'era di Nabonassar, così chiamata dal nome del principe Nabonassar e che ad oggi ha raggiunto la cifra di 986 anni dalla data di inizio del suo regno. Quindi si parla dell'era di Filippo, che a partire dalla morte di Alessandro il Grande e contando fino ad oggi abbraccia un periodo di 562 anni. Tutte queste epoche degli egiziani cominciano sempre al primo giorno del mese da essi chiamato "thoth", giorno che quest'anno corrisponde al 7 di calende di luglio, tanto che cento anni fa, durante il secondo consolato di dell'Imperatore Antonino Pio e di Bruttius Praesens, questo giorno corrispondeva al 12 di calende d'agosto, epoca del levarsi della canicola in Egitto. Dunque, possiamo vedere che noi siamo oggi nel centesimo anno di questo Grande Anno che, come ho detto prima, è chiamato "solare", "canicolare" o anno di Dio."
E così ora sappiamo che nell'anno 138 d.C. iniziò un altro Grande Anno...
"Ho dovuto indicare in quale epoca cominciano gli anni per evitare che si pensi che questi comincino tutti alle calende di gennaio o a qualche altro giorno simile, perché sulla questione delle diverse ere si sottolineano non meno opinioni divergenti nelle volontà dei loro fondatori che nelle opinioni dei filosofi. Così alcuni fanno cominciare l'anno naturale al levar del sole nuovo, cioè in inverno, altri autori al solstizio d'estate, altri all'equinozio di primavera, altri ancora all'equinozio d'autunno, questi al levare, quelli al calare delle Pleiadi, altri ancora, infine al levare di Canicola."
Un bel caos, dunque, ma mai un dubbio sul fatto che gli antichi conoscessero alla perfezione l'anno solare, anche se con qualche approssimazione... e chissà che più avanti Censorino non possa raccontarci qualche altra cosa di interessante sul sapere dei suoi tempi, o magari, Varrone vorrà prender parte alla nostra tavola rotonda!?!

http://209.85.129.132/search?q=cache:iN8Xd...l=it&lr=lang_it

Tutto questo per chiedere all'amico Antonio se concorda che dietro Censorino non ci sono fonti Egizie o Alessandrine ma solo quella, autorevole, di Varrone.

Edited by diSognatore - 27/11/2008, 19:15
 
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Status: Offline: ultima azione eseguita il 3/1/2010, 12:13


Grazie diSognatore per i dotti cenni bibliografici.
Aggiungerei che Giulio Cesare fece correggere il calendario romano proprio dal capo degli astronomi egizi, un certo Sosigene. Costui portò a Roma le conoscenze egizie, l’importanza delle levata eliaca di Sirio, il valore della sua ciclicità annuale, il grande anno siriaco, il calendario civile egizio. Sosigene sicuramente riferì come i capodanni dei due calendari si stavano avvicinando e come dopo circa due secoli si sarebbero nuovamente sovrapposti.
Per quanto riguarda il primo anno del nuovo grande anno di Sirio questo è il 139 d.C., così che il 238 fu considerato il 100° anno del nuovo ciclo di Sirio.
Il 139 d.C. è una data fondamentale per la ricostruzione delle cronologia egizia, per cui diamo pure a Varrone ciò che è di Varrone, ma soprattutto grazie Censorino!!!


Nut mi ha concesso qualche ora di tregua. Ha deciso di imbiancare il suo sposo Geb / Sab solamente oggi.
Davanti a un pubblico interessato e competente, anche se purtroppo non proprio numeroso, (non capirò mai perché a Torino si fanno le presentazioni nel pomeriggio dei giorni lavorativi?) ho esposto le mie idee sulla civiltà e sulla cronologia egizia.
La risposta è stata buona, anche se gli Egittologi “professionisti” hanno rimandato ancora una volta il momento del confronto con le mie ipotesi. Penso che snobbino gli Egittologi “dilettanti”, ma anche che non sappiano come confutare le mie idee. Si stanno forse accorgendo di aver studiato e considerato finora una cronologia cortissima errata.
Continuo nell'opera di divulgazione, con la speranza che prima o poi ci si possa incontrare e discutere da persone scientificamente preparate dei molti misteri dell'Antico Egitto.
Alla prossima Antonio

 
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Quando Varrone rese noti i suoi studi e le cronologie apprese in Grecia… il povero Tito Livio dovette correggere la discendenza di Enea. Romolo e Remo non erano discendenti diretti ma… si dovettero includere una lunga lista di Silvi.
Altra vittima illustre fu Ercole. Lo si conosceva che contribuì all’edificazione di Troia e… alla inaugurazione della I° olimpiade nel 776. Per non parlare di Enea che incontrò Didone due secoli dopo. Curioso.
Cambiando argomento : se io traccio una circonferenza intorno a me, una bella linea in terra, e scelgo una particolare stella e ogni notte traguardo dove sorge con un bastoncino infisso nel terreno …. mi accorgo che dopo 365 giorni quella stella sorgerà, di nuovo, sopra il primo bastoncino.
A questo punto capisco che un anno è composto di 365 giorni e che dopo 365 giorni ho la stessa posizione delle stelle. Quindi in terra mi ritrovo con una circonferenza divisa in 365 parti.
Spero di essere stato chiaro.
Molte civiltà antiche avevano calendari di 360 giorni con 5 giorni …aggiunti.
Qualche buontempone ci ha spiegato che la Terra compiva un giro intorno al sole in 360 giorni ma che fu colpita da qualche asteroide che ne alterò l’orbita. Non più 360 giorni ma 365. Questo è il motivo dei famosi 5 giorni aggiunti.
A chi dobbiamo credere ? ( Noi che ignoriamo tutto di astronomia ? )

Noi, oggi, disponiamo di uno strumento antichissimo: il goniometro. E’ una circonferenza divisa in 360 parti o gradi. Lo abbiamo ereditato dai Sumeri.
A questo punto mi chiedo :
Perché dividere una circonferenza in 360 parti ? perché non 200 o 400 ? perché 360 ? non uno di più non uno di meno ?
 
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Limitiamoci per semplicità al Sole.
Tutti sanno che l’astro sorge intorno all’Est e che in ogni località si può osservare la variazione del punto di levata dell’astro. L’estremo più settentrionale (azimut minore) si ha in corrispondenza del Solstizio d’estate, mentre quello più meridionale (azimut maggiore) si ha in corrispondenza del Solstizio d’inverno. Il punto centrale di questo arco di circonferenza (orizzonte) corrisponde alla levata del Sole ai due Equinozi.
In conclusione non occorre parlare di una circonferenza, ma di un arco di cerchio e comunque la levata del Sole si verifica due volte l’anno per ogni punto di questo arco di circonferenza.
Nel quadrante di nord-est si ha una volta in salita (andando verso il Solstizio d’Estate) e una seconda volta in discesa (andando verso l’Equinozio d’Autunno), mentre nel quadrante di sud-est si ha una volta in discesa (andando verso il Solstizio d’Inverno) e una seconda volta in salita (andando verso l’Equinozio di Primavera.
Per esempio:
Al Cairo / Giza si ha:
levata al Solstizio d’Estate a circa 117°;
levata al Sostizio d’Inverno a circa 63°;
levata agli Equinozi a 90°.

Il discorso è legato alla rotazione della Terra intorno al Sole e pertanto presenta una ciclicità di circa 365,2422 giorni.

Lo stesso discorso non vale per le altre stelle. La Terra non ruota intorno ad esse, per cui la levata di ogni stella dipende solamente dal luogo di osservazione. Restando all’esempio precedente, la levata della stella più luminosa del cielo, Sirio, si verifica al Cairo a circa 109,7°.
Questo valore cambia però molto lentamente a causa del fenomeno di precessione degli Equinozi, la lentissima rotazione dell’asse terrestre.

Il discorso dei 365 giorni dell’anno è evidentemente connesso alla ciclicità per esempio dell’Equinozio di Primavera.

Il fatto che alcune civiltà, per esempio Egizi e Maya, abbiano adottato un calendario di 360 giorni (12 mesi di 30 giorni) e cinque giorni aggiuntivi e il fatto che i primi abbiano visto in questi cinque giorni una nuova Era, quella dei semidei dopo l’era degli dei, mentre i Maya abbiano considerato questi cinque giorni particolarmente nefasti, fa ipotizzare che in età relativamente recente (fine del Paleolitico) si sia verificata sulla Terra o nel Sistema Solare una grande catastrofe, che potrebbe aver allungato la durata dell’anno.
A tal riguardo è particolarmente significativo un mito egizio, secondo il quale il dio Thot avrebbe vinto alla Luna cinque giorni di durata dell’anno.
Il tutto sarebbe nato dalla gelosia di Shu per i figli amanti Nut (cielo) e Geb (Terra). Il tutto si sarebbe concluso con una maledizione, secondo la quale Nut non avrebbe più potuto aver figli durante i 360 giorni dell’anno. Thot astutamente coinvolse la Luna in una partita a dadi, ponendo come posta minuti di rotazione della Terra intorno al Sole. Avrebbe vinto così 5 giorni, i quali sarebbero stati esenti dalla maledizione di Shu. Nut avrebbe potuto così mettere al mondo 5 semidei e consentire la prosecuzione della civiltà egizia.

La suddivisione dell’angolo giro in 360 gradi lascia poi intendere che questa fu fatta quando la durata dell’anno era di 360 giorni.
E possiamo ritenere che le civiltà che subirono la catastrofe non abbiano trovato opportuno modificare i gradi dell’angolo giro, per portarlo a 365.

 
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grazie Antonio.
Confermi l'anno di 360 giorni? Il GONIOMETRO, quindi, con i suoi 360 gradi... era lo strumento atto a misurare tutto quello che ruotava sull'orizzonte...nel corso di un anno preciso di 360 giorni. ( con tutti gli altri calcoli relativi )
Ma la catastrofe... non deve essere tanto antica. Riflettiamo bene su come ci è pervenuto il goniometro. A questo punto, se la catastrofe avvenne verso il 3.000 aC.. si dovrà rivedere qualche calendario ?
Grazie di nuovo ( le mie sono le solite domande trabocchetto ) e.... scusa.
Adesso.... bisognerebbe capire come ci è stato tramandato il goniometro.

chiarimento:
Per determinare la lunghezza, in giorni, di un anno solare si può ricorrere, solo, alla ciclicità degli equinozi e dei solstizi. Questo lo sapevano benissimo i nostri antenati. In ogni parte del pianeta c’è stato un fiorire di strutture megalitiche atte allo scopo. Strutture antichissime ci testimoniano che in quella località la ciclicità del sole era osservata ed era esattamente come oggi.
A Stonehenge, ad esempio, i menhir sono disposti in modo da segnalare il solstizio d'estate.



Edited by diSognatore - 17/12/2008, 13:29
 
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Confermo l’ipotesi dell’anno di 360 giorni. Questo fatto fornisce una spiegazione alla suddivisione del cielo effettuata dagli Egizi. I decani erano stelle considerate negli spicchi di volta celeste di dieci gradi. Si consideravano pertanto 36 spicchi. Questa suddivisione del cielo potrebbe non essere originale. Gli Egizi potrebbero averla ereditata da altre popolazioni, forse quella grande civiltà pre-diluviana di cui si parla nei vari miti della Terra.
Se è esistita una civiltà altamente progredita potrebbe aver sviluppato un sistema di navigazione basato sulle stelle, per cui era necessaria una mappatura del cielo e in qualche modo una corrispondenza fra gradi e giorni.

Ovviamente non siamo in grado di parlare di date. Il fatto che le conoscenze egizie sembrano molto antiche e la mia datazione del calendario civile egizio intorno al 4600 a.C., mi portano a ritenere che il passaggio da 360 a 365 giorni non sia accaduto dopo questa data. Fra i possibili momenti possiamo considerare le date approssimate dei tre diluvi (12000, 9500 e 6000-5500).
E’ certo comunque che l’allungamento dell’anno, del periodo di rivoluzione della Terra intorno al Sole, deve essere associato a una catastrofe di notevole dimensioni, forse planetaria, che decretò sulla Terra la fine dell’Era Glaciale. Spostandoci troppo dentro il Paleolitico inferiore diventa però difficile dare una risposta alla domanda:
perché le civiltà superstiti mantennero per lungo tempo la loro conoscenza dell’anno di 360 giorni e non cambiarono subito la durata dell’anno?
Una risposta potrebbe essere che fu più facile mantenere il ricordo di una vecchia conoscenza e che forse la Terra dovette stabilizzare il suo movimento di rivoluzione prima di posizionarsi sulla nuova orbita.
Il problema è estremamente complesso e penso che difficilmente si potranno avere delle certezze.

 
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view post Posted on 17/12/2008, 13:42Quote

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Status: Offline: ultima azione eseguita il 23/12/2009, 13:22


grazie Antonio, specialmente, per la pazienza e per le dottissime spiegazioni.
Credo che anche gli studenti ti ringrazieranno : potranno dimostrare che nelle scuole si usano ancora strumenti Antidiluviani ... ( vedi il goniometro ).
Grazie di nuovo e.... aspettati altri coinvolgimenti.
 
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view post Posted on 29/12/2008, 11:15Quote

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Status: Offline: ultima azione eseguita il 23/12/2009, 13:22


Caro Antonio
(spero che resteremo a dialogare …da buoni amici… dopo questo appunto)

Leggo che hai difficoltà a mettere insieme le parole “mare” e ..il color turchese che si scrive WD.
E sei finito nel M.Nero per dare un senso alle parole mare-wadi .
Wadi significa “colore verde-turchese” e significa wadi o letto asciutto di un fiume (Nilo).
Hai mai pensato che possano significare , alla lettera, mare-wadi cioè.. l’wadi trasformata in mare ?
Nel senso di canale artificiale ? nel senso di letto secco del Nilo trasformato in mare ? Possiamo chiamarlo canale artificiale ?
 
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view post Posted on 30/12/2008, 20:32Quote
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Status: Offline: ultima azione eseguita il 3/1/2010, 12:13


Ho introdotto una nuova discussione sui Popoli del Mare e il Grande Verde

 
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view post Posted on 10/1/2009, 14:42Quote

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Status: Offline: ultima azione eseguita il 23/12/2009, 13:22


Caro Antonio
credo che l’esempio dei bastoncini piantati sulla sabbia per “contare” la rotazione di una stella sia abbastanza goffo ma, per esperienza diretta, ti posso assicurare che se osservo l’Orsa Maggiore mi accorgo della rotazione di tutto il carro anche se effettuo osservazioni saltuarie. Quindi togliamo la sabbia e i bastoncini e mettiamoci qualcosa di più stabile perché, credo, se ci sono dei punti luminosi in cielo da osservare e sui quali riflettere… quelle sono le sette stelle dell’Orsa Maggiore.
Però… c’è sempre un però, tutto dipende dal nostro parallelo. Più scendiamo a Sud e meno ne vediamo. A questo punto posso chiedere il tuo aiuto ?
A quale latitudine “ideale” l’ultima stella (delle sette) tocca l’orizzonte ? e in quale giorno ?
Gli Egiziani avevano Sirio. Qualche popolo mediterraneo doveva avere di sicuro “quella” stella.
 
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view post Posted on 10/1/2009, 16:24Quote
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Status: Offline: ultima azione eseguita il 3/1/2010, 12:13


Se ho capito bene, vuoi sapere quando l’ultima stella del timone del carro, Alkaid, sarebbe apparsa tangente all’orizzonte.
Il tutto dipende a parità di tempo dalla latitudine del luogo d’osservazione.
Per esempio ciò avviene per postazioni ad una latitudine di circa 41° Nord.
Per ogni postazione si può considerare anche la variazione di declinazione della stella per effetto della precessione degli Equinozi.
Al Cairo il fenomeno di Alkaid tangente all’orizzonte si sarebbe avuto per esempio intorno al 15 a.C.

 
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12 replies since 24/11/2008, 13:55
 
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